Il Continente Selvaggio

Immaginate un mondo senza istituzioni. Un mondo nel quale i confini fra nazioni sembrano essere scomparsi. Un mondo dove non ci sono governi, né su scala nazionale né su scala locale. Non ci sono scuole o università, non ci sono biblioteche né archivi, e non si può accedere ad alcuna fonte di informazione.

Non ci sono banche, anche perché questo non rappresenta un grande problema: il denaro non ha più alcun valore. Non ci sono negozi, perché nessuno ha qualcosa da vendere. La legge e l’ordine sono praticamente inesistenti, poiché non vi sono né forze di polizia né giudici. In alcune zone pare non esserci nemmeno un chiaro senso di ciò che è giusto o sbagliato. La gente ruba tutto quello che vuole senza badare alla proprietà; in realtà, il concetto stesso di proprietà privata è in gran parte svanito. Ci sono uomini armati che vagano per le strade rubando ciò che possono e minacciando chiunque intralci il loro cammino, e donne di tutte le classi sociali costrette a prostituirsi per ottenere cibo e protezione.

Non c’è più vergogna. Non c’è più moralità. C’è solo l’istinto di sopravvivenza.

Quello che vi ho raccontato non è la trama di un film uscita dall’immaginazione di qualche sceneggiatore hollywoodiano. Al contrario, centinaia di migliaia di persone hanno sperimentato esattamente queste condizioni nel cuore di quella che oggi è considerata una delle aree più stabili della Terra: l’Europa. Tra il 1944 e il 1945, ampie zone dell'Europa rimasero per mesi abbandonate al caos, in un contesto in cui la guerra aveva devastato non solo il tessuto urbano, ma anche le istituzioni stesse che tenevano uniti i paesi.

Questa è la storia dell’Europa nei mesi immediatamente successivi al termine del conflitto. Non sarà, dunque, una storia di ricostruzione e rinascita, ma piuttosto il racconto di come l’Europa sprofondò nell’anarchia, diventando a tutti gli effetti un Continente Selvaggio.

Distruzione

Sebbene le fotografie in bianco e nero delle città rase al suolo ci siano familiari, ciò che di solito sfugge è un ordine di grandezza che oltrepassa la capacità di immaginazione umana.

La Seconda guerra mondiale rappresenta un vero e proprio spartiacque storico, che traccia una linea netta tra un prima e un dopo. Il continente europeo fu l’epicentro massimo degli effetti più devastanti e sproporzionati del conflitto, che annientò quasi interamente il tessuto sociale, economico e culturale di intere comunità. Per comprendere appieno questa catastrofe, ci vengono in soccorso i dati:

  • Gran Bretagna: La Luftwaffe (l’aviazione militare tedesca) sganciò quasi 50.000 tonnellate di bombe, distruggendo 202.000 case e danneggiandone altri 4,5 milioni. A Clydebank, un centro industriale vicino a Glasgow, su 12.000 abitazioni solo 8 rimasero intatte.
14-15 novembre 1940: gli effetti del bombardamento di Coventry in Gran Bretagna, ad opera della Luftwaffe durante la Seconda guerra mondiale.
  • Francia: Durante lo sbarco in Normandia nel 1944, il 75% della città di Caen fu distrutto dalle bombe alleate. A Saint-Lô e Le Havre, gli edifici distrutti furono rispettivamente il 77% e l’82%. Complessivamente, in Francia furono distrutti 460.000 edifici e 1,9 milioni subirono danni.
  • Europa dell'Est: La regola generale era che più ci si spostava verso est, maggiore era la devastazione. A Budapest (Ungheria), l’84% degli edifici subì danni, e il 30% fu colpito in maniera così grave da risultare inagibile.
  • Germania: Al centro di questa distruzione c'era la Germania. L'aviazione anglo-americana distrusse 3,6 milioni di appartamenti, spazzando via un quinto dello spazio abitativo del paese. Il danno assoluto fu quasi diciotto volte superiore a quello subito dalla Gran Bretagna.

La devastazione fisica dell’Europa andò oltre la semplice perdita di edifici, infrastrutture o di secoli di architettura e cultura. La cosa davvero inquietante era ciò che quelle rovine simboleggiavano: per centinaia di milioni di persone rappresentavano il promemoria quotidiano degli orrori vissuti, con il timore costante che potessero ricomparire.

Assenza

Alla distruzione fisica si affiancò il costo catastrofico delle perdite umane, anch'esso oltre i limiti della comprensione. Davanti a eventi di tale portata, lo storico si trova a un bivio: mostrare i dati crudi e lasciare all'osservatore l'interpretazione, oppure descrivere le drammatiche esperienze dei singoli. Poiché l’essere umano è maggiormente portato a empatizzare attraverso le storie, l'approccio narrativo spesso prevale.

Ad esempio, in seguito ai devastanti bombardamenti di Amburgo nel 1943, non fu il freddo dato dei 40.000 morti a scioccare maggiormente i tedeschi, ma il modo raccapricciante in cui le vittime perirono, intrappolate in una tempesta di fuoco. Tuttavia, qualunque sia l’approccio scelto dallo storico, non sarà mai sufficiente per descrivere appieno una simile ecatombe.

Si stima che tra i 35 e i 40 milioni di persone morirono per effetto diretto della guerra. È come se l’intera popolazione dell’odierna Polonia scomparisse nel giro di pochi anni.

Nazione Numero di Vittime Impatto sulla Popolazione
Gran Bretagna ~300.000 Relativamente leggero in proporzione
Francia ~500.000 -
Italia ~310.000 -
Germania ~6 milioni 4,5 mln di soldati e 1,5 mln di civili
Grecia ~400.000 6% della popolazione (su 7 mln totali)
Ungheria ~450.000 5% della popolazione
Jugoslavia ~500.000 6,3% della popolazione
Paesi Baltici - 8-9% della popolazione pre-guerra
Polonia ~6 milioni ~20% (Quasi un cittadino su cinque)
Unione Sovietica ~27 milioni Il bilancio più alto in assoluto

Nota: Numerose perdite si registrarono anche tra olandesi (210.000) e belgi (86.000).

Questa cupa atmosfera di assenza alterò profondamente la psicologia del continente. Non solo decine di milioni di individui piansero la perdita di familiari e amici, ma intere regioni videro lo sterminio delle proprie comunità. Ogni senso di stabilità fu spazzato via, a livello sia individuale che sociale.

Migrazione

Oltre all’altissimo numero di vittime, la Seconda guerra mondiale provocò uno dei più massicci movimenti di popolazioni che la Storia abbia mai visto. Una peculiarità di questo conflitto fu la cattura di innumerevoli civili, che, considerati come "bottino di guerra", vennero ridotti in uno stato di servitù paragonabile solo ai tempi dell’Impero romano.

  • Lavoratori forzati: Nella primavera del 1945, in Germania si trovavano quasi 8 milioni di lavoratori forzati deportati da tutta Europa. L’UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) rimpatriò oltre 6,5 milioni di persone, in maggioranza sovietici, polacchi e francesi, ma anche italiani, belgi, olandesi, jugoslavi e cechi. Molti di loro erano donne e bambini.
  • Profughi interni tedeschi: Milioni di tedeschi furono costretti a fuggire. All’inizio del '45 si contavano 4,8 milioni di evacuati dalle città bombardate e altri 4 milioni in fuga dalle regioni orientali per terrore dell’Armata Rossa.
Un gruppo di sfollati a Barby, in Germania, il 12 aprile 1945. Tony Vaccaro, Getty Images.

  • Numeri totali: Considerando anche i prigionieri di guerra alleati, solo in Germania c'erano almeno 17 milioni di sfollati. In tutta Europa, più di 40 milioni di persone furono costrette a spostarsi durante la guerra.

Agli occhi degli ufficiali dei governi militari incaricati di gestire l'emergenza, questi sfollati apparivano come una massa incontrollabile. Affollavano strade troppo danneggiate per essere riparate in tempi brevi e, per sopravvivere, spesso saccheggiavano negozi e fattorie, venendo percepiti come una minaccia dalla popolazione locale. In un contesto senza amministrazione, senza polizia e senza distribuzione di cibo, rappresentavano un peso insostenibile.

Tuttavia, dal punto di vista dei profughi, si trattava semplicemente di esseri umani disperati in cerca di una via per tornare a casa. I più fortunati furono accolti e smistati dalle truppe alleate, ma un numero enorme fu abbandonato a sé stesso per mancanza di risorse.

Il fatto che le organizzazioni di assistenza siano riuscite a nutrire, vestire, identificare e infine rimpatriare la maggior parte di queste persone ha del miracoloso. Eppure, questo processo non poté cancellare il trauma subito. Le migrazioni forzate ebbero un impatto psicologico profondo: devastarono chi fu costretto a partire e chi restò indietro ad attendere per anni notizie dei propri cari. A livello sociale, la coscrizione forzata e le deportazioni privarono intere comunità della loro forza lavoro, lasciandole drammaticamente vulnerabili alla fame.

I movimenti migratori durante e dopo la Seconda guerra mondiale. Fonte: Laura Canali, Limes.

Fonte

Questo articolo è inspirato dal libro "Il continente selvaggio: L'Europa alla fine della seconda guerra mondiale" (ISBN-13: 978-8858120378) di Keith Lowe.